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La quiete della sera: Foscolo tra Lucrezio e l’eterno

Alla sera di Foscolo – Forse il “nulla eterno” appartiene alla filosofia, ma la pace della sera appartiene a qualcosa di più grande e ineffabile.

Qualche giorno fa, con la mia quarta del liceo artistico, abbiamo analizzato il celeberrimo sonetto di Foscolo Alla sera. Sappiamo che molti sono i temi trattati: la sera che arriva, la natura, la morte, il tempo che fugge, il desiderio di pace…

Molti lettori si fermano anche al tono, se vogliamo, malinconico e nostalgico del componimento. Ma sotto la superficie dei 14 versi c’è qualcosa di più profondo. C’è un’idea filosofica che possiamo articolare in questi quattro punti:

  • la vita è agitazione e conflitto
  • la sera è quiete
  • la quiete richiama la morte
  • la morte diventa pace.

Questi punti sono molto vicini alla filosofia epicurea e anche al pessimismo moderno.

Oltre a un omaggio esplicito a Petrarca (la forma perfetta del sonetto, il rapporto tra paesaggio e interiorità, il momento di meditazione solitaria), il componimento fa infatti l’occhiolino al poeta e filosofo latino del I sec. a.C. Lucrezio, seguace dell’epicureismo, che vede la morte come fine del tutto, come quiete.

Tornando al nostro Foscolo, c’è un motivo per cui egli sceglie proprio la sera e non, per esempio, la notte o il tramonto. E ciò non è casuale. La sera è un momento di passaggio dal giorno alla notte. È una soglia “intermedia”. Proprio per questo diventa la perfetta metafora della morte, che è il passaggio dalla vita al nulla secondo l’orizzonte materialistico della cultura illuminista in cui Foscolo si muove. La morte è infatti la quiete finale, il dissolversi delle inquietudini nell’“eterno nulla”.

Qui si avverte l’eco potente della visione di Lucrezio: l’idea che ogni cosa torni alla materia da cui è nata, come nel grande respiro cosmico descritto nel suo De rerum natura. Tutto proviene dalla materia e alla materia ritorna, senza disegno, senza destino.

Eppure, a ben guardare, il sonetto non si risolve davvero nel materialismo; vi accade qualcosa di sorprendente.

La sera non è descritta come un annientamento angosciante, un abisso freddo, ma come una presenza quasi sacra e che placa, una quiete profonda che scende sulle tempeste dell’anima. Non è il nulla freddo della materia che si disperde; è la quiete che avvolge, l’immagine di qualcosa di più grande. Non genera angoscia: genera pace. Non dissolve: ricompone.

Questo è – secondo me – il punto affascinante: forse Foscolo, pur muovendosi dentro un orizzonte materialista, tocca involontariamente qualcosa che lo supera, ossia il fatto che l’anima umana, davanti al mistero del mondo, continua a percepire una quiete che somiglia più a un approdo che a un annientamento.

E questo crea una piccola crepa nella lettura puramente materialista. Perché il nulla, di solito, non consola, la quiete invece sì. Anche quando la ragione sembra condurci verso una visione materialista, l’esperienza interiore dell’uomo continua a percepire un ordine, una quiete, quasi una promessa.

Forse è qui che la poesia supera la filosofia: Lucrezio spiega il mondo e la fine delle cose; Foscolo ascolta ciò che accade dentro l’uomo davanti al mistero del mondo, e finisce per sfiorare l’eterno.

Forse Foscolo pensava “il nulla”; ma la sua poesia intuisce l’eterno.

1 commento su “La quiete della sera: Foscolo tra Lucrezio e l’eterno”

  1. Ho cercato il sinonimo di intuire e ho trovato:
    percepire, comprendere, capire, intendere, avvertire .
    Da credente è forte sostenitrice che dopo la morte non c’è il nulla ma un’eternità, mi fa molto pensare la frase finale Forse Foscolo pensava “il nulla”; ma la sua poesia intuisce l’eterno. Nel cuore del poeta, come nel cuore di ogni uomo meglio ancora nel suo DNA c’è scritto , impresso, che non siamo fatti per il nulla , ma per un progetto più grande. Siamo fatti per l’Amore Divino, gli apparteniamo .Dio non ci abbandona nella morte.
    La morte non è la fine, ma un passaggio alla vita eterna.

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