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Scrivere è esporsi alla crepa

Perché l’arte non consola ma svela

Una riflessione personale sul senso della scrittura, sul rapporto tra arte e identità e sul compito inquieto della letteratura.

Non ho mai pensato alla scrittura come a un rifugio.

Scrivere, per me, non è proteggersi dal mondo: è attraversarlo, cogliendone profumi, contraddizioni, sentimenti.

C’è un momento, mentre si lavora a un romanzo, in cui ci si accorge che la storia non sta parlando dei personaggi, ma di noi. Delle nostre fratture. Delle nostre ombre. Di ciò che forse non diremmo mai ad alta voce e che preferiremmo non nominare. È lì che la scrittura smette di essere costruzione e diventa esposizione. Diventa indagine.

Non credo nell’arte come consolazione. Credo nell’arte come lente.

Una lente che rende più nitide le crepe dell’identità, le ripetizioni sottili della nostra vita, i ritorni che non avevamo previsto ma che, in fondo, ci abitavano da sempre.

Forse è per questo che torno spesso a epoche lontane. Il passato crea distanza, e nella distanza alcune verità diventano più leggibili. Le maschere sociali cadono con più facilità. Come quando un pittore si allontana dalla tela per coglierne l’insieme. Resta l’essenziale: la lotta tra ciò che crediamo di essere e ciò che lentamente diventiamo.

Scrivere significa accettare di guardare quella lotta senza timore, senza addolcirla.

Ogni romanzo autentico nasce da una domanda che non si lascia archiviare:
“Quanto della nostra vita è scelta? Quanto è fedeltà a un nucleo originario e primitivo che continua a riaffiorare?”

Non ho risposte definitive.
Ma so che, quando la scrittura è vera, non tranquillizza.

Scuote.

Genera crepe.

Forse è proprio questo il suo compito.

E come scriveva Franz Kafka in una lettera del 1904, “un libro deve essere l’ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi”.

Se non incrina qualcosa, non è ancora letteratura.

Carlo Morriello

1 commento su “Scrivere è esporsi alla crepa”

  1. Le CREPE sono essenziali.. per dirci quello che ancora non vogliamo riconosce.. e lo dicono urlando il dolore e la sofferenza.. la gioia e l’allegria.. sgridando il silenzio .. poi ci si ferma.. con un respiro, contemplare.. quanto la vita è bella.

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